OPERATORE SOCIALE

Francesco Faà di Bruno viene annoverato tra i santi sociali della Torino dell’800.

Le sue iniziative furono orientate prevalentemente all’aiuto delle donne in difficoltà ed in particolare delle persone di servizio attraverso l’Opera di S. Zita, inaugurata ufficialmente il 2 febbraio 1859 ed articolata in varie “classi”. La prima, di “S. Zita”, che raggruppava le giovani tra i 15 e 35 anni d’età disoccupate o in cerca di prima occupazione, poi quella delle “Clarine”, costituito dal personale stabile dell’Opera, destinato a svolgere le incombenze abituali, delle “Educande” (ragazze tra i 10 e 15 anni che venivano istruite ai lavori domestici), delle “Allieve Maestre e Istitutrici”, delle “Inferme e Convalescenti”. A ciò si affiancava il “Pensionato S. Giuseppe per signore di civil condizione”, attivo tutt’oggi, il “Pensionato S. Giuseppe per sacerdoti”, nonché una Casa di preservazione per ragazze madri.

Da segnalare altresì l’istituzione di “fornelli economici” per distribuire a modico prezzo pasti caldi ai lavoratori, di una “biblioteca mutua circolante” con il servizio di prestito dei libri esteso a tutta l’Italia e l’idea di “lavatoi pubblici” per sovvenire alle esigenze di pulizia e igiene della cittadinanza.

 

 

 

Francesco Faà di Bruno riuscì a vestire l’abito talare.

A compiere questo passo sicuramente l’aveva indotto la sua non facile posizione di laico, operatore nel capo del sociale prevalentemente a favore delle ragazze disagiate, fondatore di una congregazione di suore e costruttore di una chiesa.

Trovare comunque il tempo tra le tante sue iniziative e attività per affrontare il percorso che questo passo richiedeva non era comunque impresa facile.

Ciò anche per una manifesta contrarietà dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Gastaldi, a consentire deroghe ai tempi e alle modalità ordinariamente previsti per tale percorso.

Grazie peraltro a suo fratello, Giuseppe Maria, sacerdote pallottino, ben introdotto negli ambienti vaticani, e con il benevolo aiuto del Papa Pio IX, a Francesco venne concesso di “bruciare le tappe” ed in pochi mesi di coronare la sua aspirazione. Il 22 ottobre 1876 è ordinato sacerdote, pochi giorni prima che la nuova Chiesa di N.S. del Suffragio venisse consacrata.

Ivi celebrerà la sua messa nella festa di Ognissanti.

Dopo l’ordinazione sacerdotale e i festeggiamenti per l’apertura della nuova chiesa, l'abate Faà di Bruno, sereno e silenzioso come sempre, rientrò all'Università di Torino, dove insegnava alta analisi, portando sulla cattedra la nera talare del Prete.

Riprese a lavorare nel Conservatorio del Suffragio con energia giovanile, che sembrava rinascergli dalla quotidiana celebrazione della Messa.

 

 

A cent’anni dalla morte, il 25 settembre 1988, Francesco Faà di Bruno è proclamato Beato da Papa San Giovanni Paolo II. Il lungo lasso di tempo del processo di beatificazione è dipeso anche dalla prova, che sappiamo particolarmente rigorosa, di un intervento miracoloso.

E’ negli auspici di tutti che presto possa intervenire la canonizzazione per la quale è richiesto un secondo miracolo.

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